RESSEGNA STAMPA 1999-2003

  • LA NUOVA BASILICATA: "LA MIA ARTE RIPUDIA LA VIOLENZA" di G. Rotunno (02.02.99)

  • GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO, CULTURA&SPETTACOLI: "GLI ACRILICI E LE INSTALLAZIONI DI REMO BEVILACQUA IN MOSTRA A MARCONIA" di F. Mele (05.07.02)

  • IL QUOTIDIANO: "FORME INFORMI L'ESTRO DI BEVILACQUA" di G. Elia (14.07.02)

  • LA NUOVA BASILICATA: "ATMOSFERE E RICORDI NEI COLORI DELLE TELE DI REMO BEVILACQUA" di G. Rotunno (15.02.03)

BIANCA RAINONE MINAYA anno 2002

Al giovane pittore Remo Bevilacqua con tantissimi auguri

LEONARDO ATTILIO FRANCHINI anno 2002

A REMO BEVILACQUA
  1. Un sorriso d'amore/"una vela bianca"/ che s'inonda d'azzurro
  2. Basta il canto/di due uccelli/su un ramo fiorito/ed è subito poesia
  3. Una bella poesia d'amore/rintocca sempre più lontano

ELISABETTA BOCCARDI anno 2002

PER FORME INFORMI

Ciò che colpisce immediatamente della collezione Forme Informi di Remo Bevilacqua è l'infinita metamorfosi, il movimento incessante che tutto sconvolge e trasforma. Un ciclo di morte e di rinascita che si rinnova e che ci riporta ad antichi miti. Ricerca della luce, rottura delle acque, come si nota in Ascesa, dove la figura umana, femminile, blu, nasce dalle acque, lotta con un turbinio di colori e va verso l'alto, la luce, mentre in Ipotesi, opera successiva, la figura umana, maschile, è solo un'ombra, nera, che ruota alla ricerca di una riva, della terra, che non si vede. Tutte le forme in questo processo diventano informi, magma vivente, caos, da cui si generano altre forme destinate ad ulteriori trasformazioni. Informi. Mai amorfe.Nulla si ferma.Nulla è fermo. "Non ci si può bagnare due volte nella stessa acqua", iin senso eracliteo. Panta rei. Il nerbo stesso della vita e dell'arte è il dissidio tra opposti, che non sono mai contrari che si escludono, non appartengono alla logica della non contraddizione, non sono opposizioni reali in senso kantiano. Sono opposti che si includono. Dominati dalla contraddizione. In Tra estasi e tormento il pittore lucano esprime molto bene questo concetto: un corpo in stasi che dà senso di quiete viene "tormentato" da un drappo di colori pastello che imprime il senso della metamorfosi, desiderio tormentoso dell'indagine, dello scoprire. E si ricerca da varie angolature e punti di vista. Nell'intera collezione la figura umana si presenta col volto distorto, informe, piegata in due, piegata in avanti, protesa verso l'alto, che nuota nell'oceano del liquido amniotico, ancestrale, come chi vuole uscire alla luce senza perder di vista la terra, la carne, la passione. Ciò che le opere di Remo Bevilacqua esprimono in pittura si avvicina a quel filone filosofico che si chiama pensiero dialettico o negativo, cha parte da Eraclito, passa per Platone e man mano giunge fino ad Hegel, il quale vi introduce il terso elemento: la sintesi. Ma il nostro artista non ama la soluzione delle contraddizioni, infatti ogni tanto tenta una sintesi con l'introduzione di cirri e tentacoli senza riuscirvi; solo in Gioco d'infinito i cirri sono ben amalgamati con varie forme umane, ma qui si presentano come opposti e non come terzo elemento esteriore.E' lo spirito di ricerca che contraddistingue l'arte e l'interiorità di Remo Bevilacqua, lo stesso spirito che lo ha portato ad un nuovo percorso spirituale con la scelta del Buddismo di Nichiren Daishonin, l'adesione ad una filosofia di vita profonda che porta l'uomo alle sorgenti stesse dell'esistere. La pittura di Forme Informi riproduce questi elementi di connessione con l'universo di cui il singolo fa parte come microcosmo con tutti i suoi interrogativi, lo stupore, la meraviglia, l'incanto e il disincanto. E il giovane artista esprime tutto questo anche attraverso l'uso del blu e del verde, simboli di cielo/acqua e di terra, natura, vegetazione.

2002 Elisabetta Boccardi

NICOLA BARNABA' anno 2001

SERA D'AGOSTO
Faceva caldo in quella tarda sera d'agosto...
Andai a trovare Remo Bevilacqua nel suo studio policorese; da mesi elaborava studi sul colore. Quando arrivai al suo studio trovai molte persone, tra le quali critici ed estimatori che discutevano delle recenti opere dell'artista. La natura si impastava di blu e di verdi, che s'accendevano nell'atmosfera di una terra antica: la Lucania.
La tela, prima d'allora sottoposta a strappo e straniamento dalla parete, riprendeva a vivere in un'imponenza di più ampia portata, dove i colori si amplificavano nel segno e nella forma, sino a fare di Bevilacqua uno degli artisti più autentici della Lucania. Il suo sguardo carpiva ogni nostro più piccolo gesto! Ogni sua opera è testimonianza di una personalità che si impone per volitività e "coraggio di osservare", fino a trascinarci in quel raggio porspettico che, da una "finestra", riconduce ai suoi lavori come a sussurrarci l'appartenenza di quel Gioco d'infinito della realtà.
Remo Bevilacqua sa guardare negli occhi, cogliere l'umano sino a trasfonderlo nell'anima di chi osserva le sue opere. Artista che ha coraggiosamente fatto una "scelta di campo"!
L'indomani il silenzio s'è colmato di più forti emozioni.



2001 Nicola Barnabà


OLIMPIA MARGHERITA FUINA IN ORIOLI anno 2000

Vent'anni: sogni e speranze, o forse soltanto illusioni, o premesse di ardite promesse gli spazi colorati a definire l'anima e il pensiero nel tentativo di vivere e di viversi in pienezza: coscienza di un destino universale. Conoscersi non è mai abbastanza, mai certamente, mai del tutto, mai perfettamente quanto e come ciascuno vorrebbe. E' il tentativo di scrogersi tra segni e grovigli e bui illuminati dai silenzi in cui poter raggiungere il respiro e palpitare insieme in un tutt'uno e lì incontrare i sogni e le attese, scoprire la voglia che hai di vivere o morire, o forse solamente di scoprire quel mondo sconosciuto che ti rugge dentro; ed ascoltarlo è pena ed è fatica, è gioia nel dolore, profondità di suoni nei colori, il brivido di un attimo elevante, la linfa di pensieri e di emozioni, il segno di un delirio, il senso che ti muove, che insieme sono arte al divenire; è un ascoltarsi tacito ascoltando quell'armonia solenne che è il sogno d'ogni uomo...
E tutto quel che accade è lama rovente al privilegio della luce, e sai che l'universo è dentro proprio quella trafittura. E' l'arte di vivere e vincere il pianto come canto del tempo e del sempre, che è sempre, soltanto, comunque, sublime, un inno d'amore alla vita.


2000 Olimpia Margherita Fuina in Orioli

SALVATORE BIANCO anno 2000

I colori forti e contrastanti ricordano un'infanzia lontana, la linea nervosa e scomposta denotaun'irrequietezza adolescenziale, le forme dei corpi pulsano di forze giovanili. In sintesi è questa l' esperienza pittorica di Remo Bevilacqua, che si dipana lungo un processo dialettico dinamico e contrastato ma sorretto da un consapevole ordine interiore. Eco onirici di infanzia e di adolescenza, in una dimensione senza spazio e senza tempo, sono espressione di una personalità in formazione, la cui originalità si impone in quanto intrisa di sofferte riflessioni e di inquieta ricerca volte all'elaborazione di un linguaggio rappresentativo della dimensione umana, anche come strumento di comunicazione silenziosa, tipico delle personalità sensibili ed interiormente feconde. (...)
Nelle composizioni figurative in movimento circolare, i personaggi vivono in uno spazio e tempo indefiniti, simboli di vita ancora non vissuta e risolta. Emozioni e travagli interiori traspaiono da elementi figurativi irreali, simbolo dell'angoscia di un'epoca dove il tempo e lo spazio, espressioni della storia, hanno rotto ogni dimensione tradizionale. Così le mani che emergono dal nulla o i rami vegetali o i nastri volteggianti che legano cose a persone, ricerca di legami storici e relazionali lungo il filo dell'esistenza.
Così la vicinanza e la fisicità dei corpi come desiderio di socialità interiore o simboli naturali quali il fissato di una dimensione naturale. Tutti elementi di una sensibilità metafisica che trasuda le esperienze artistiche da Picasso o De Chirico fino a Paladino come è naturale in una personalità ancora in fieri, dove tuttavia si affermano spunti originali di un linguaggio artistico, dove colori e forme, gesti, segni e contenuti sono spia di una profonda ricerca personale tesa a divenire specchio di un'epoca storica irripetibile.


2000 Salvatore Bianco